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La festa della Madonna della Salute (21 novembre)

testo Laura Hierche

 

Fra tutte le feste di Venezia che ancora oggi esistono quella della Madonna della Salute è quella più esclusivamente veneziana, a differenza di quella de Redentore che oggi attrae anche una gran folla di turisti. Forse un pò per il giorno, il 21 novembre con il suo clima già invernale, in genere piove sempre o addirittura nevica, forse per l’alto carattere religioso che racchiude, persino per i non credenti porta bene, il fatto sta che tutti i veneziani si recano ogni anno nella chiesa della Madonna della Salute, noncuranti delle intemperie, per bruciare un o più ceri per i loro cari o per chiedere una grazia.

Famiglie intere sin dal mattino si avviano verso la chiesa di fronte a San Marco passando preferibilmente per il ponte votivo in legno provvisorio allestito in questa occasione sul Gran Canal, tra Santa Maria del Giglio e San Gregorio, ponte che poggia su una struttura retta da una lunga sfilza di barche da un lato all’altro del canale. Fino a poco tempo fa era il genio militare che se ne incaricava, oggi invece è il Comune.

Padri, madri, nonni e zii, amici e conoscenti chiacchierano, le signore sfoggiano le loro pellicce, le più giovane si raccontano le ultime notizie sul fidanzato, tutti si guardano, si sorridono... e si squadrano… Ma il perdono universale arriva quando si acquistano i ceri attorno alle scalinate della chiesa sul vasto campo che dà sul Gran Canale: alcuni piccoli, altri più grandi, alcuni bianchi, altri religiosamente decorati, ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le tasche. Sperando sempre di trovare un posto dove accenderli, la chiesa ne è gremita fin dal mattino e vengono cambiati in continuazione per lasciare posto a tutti. Sono sempre rimasta colpita dal silenzio in cui ognuno entra e rimane in chiesa per pregare ed accendere le sue candele: sicuramente per devozione ma anche credo per la magnificenza dell'edificio che fa rimanere a bocca aperta tutti, credenti e non credenti, reazione che difatti ho riscontrato in tanti altri edifici grandiosi, religiosi e non.

Il ponte votivo di Luca Carlevarijs

I più felici sono i bambini: sui i lati della chiesa verso San Gregorio, nel vicino Rio Terrà dei Catecumeni sono state montate per l’occasione una miriade di bancarelle con zuccheri filari, liquirizie, dolciumi vari, castagne: una vera delizia…senza dimenticare i palloncini gonfiati colorati che portano trionfanti in giro sopra la loro testa, se non scoppiano o sfuggono dalle loro mano per innalzarsi liberi fra le nuvole del cielo creando un gioioso adornamento al bianco profilo della Chiesa e dei suoi dintorni. E la loro festa.

Ci sono anche bancarelle con piccoli oggetti artigianali per i più grandi, in generale a scopo di beneficenza, a volte c’è anche vin brulè, banchi di salumi e formaggi, a volte persino arrivano dalle montagne i zampognari.

E come un preludio alle vicine feste natalizie.

E nelle case non manca un tipico piatto per questa giornata: la castradina, una particolare ricetta a base di carne affumicata di montone castrato  proveniente dal Montenegro, bollita e servita in tavola con il contorno di cavolo o verza,  le cui origine ci portano a

La festa della Madonna della Salute di Francesco Guardi (1712-1768)

Un pò di storia:

Eravamo in 1630. Una delle più grande epidemie di peste imperversava nel Nord Italia e in particolare a Mantova, città in ottimi rapporti con Venezia soprattutto per l’arte e la cultura più che per la politica, con un patto di mutuo soccorso che portò a Venezia ad accogliere in luglio un ambasciatore del duca di Gonzaga arrivato in laguna per chiedere rifornimenti alimentari. Tuttavia la Serenissima gli impose la quarantena nell’isola del Lazzaretto Vecchio, allora disabitata, ma ciò non bastò: il falegname che si recò per sistemare gli alloggi ai dignitari venne contagiato e tornando a Venezia, presso San Vio, divulgò la malattia in tutta la città. In poco settimane le vittime divennero più di cinquantamila su centocinquantamila della popolazione di allora: ricchi e poveri, laici e religiosi, persino gran parte della famiglia del doge furono colpiti. Venezia temò di scomparire.

 Ancora una volta governo e popolo decisero di rivolgersi alla religione: era il 22 ottobre 1630. Il Patriarca Tiepolo d’accordo con il Senato e il Doge organizzarono una processione cui parteciparono la totalità dei sopravissuti che girarono incessantemente attorno alla Piazza San Marco per tre giorni e tre notti con fiaccole e statue votive, processione alla quale seguirono altre per l’intera città per quindici sabati di seguito. Venne pronunciato il solenne voto di innalzare un tempio di una bellezza ineguagliabile alla Madonna per ringraziarla qualora la città si fosse salvata. Dopo il primo sabato l’epidemia sembrò calmarsi e dopo altre due settimane scomparse gradualmente anche se due ultime lievissime fiammate furono registrate in primavera ed estate successive.

Il cielo ancora una volta era venuta in aiuto a Venezia.

La Punta della Dogana fu scelta come luogo per erigere il tempio, là dove erano appena state abbattute alcune case fatiscenti e malsane appartenente alla vasta area dell’ospizio della Carità. Un concorso fu indetto per scegliere l’architetto che vinse Baldassare Longhena, già allora famoso perché portabiandera del nuovo stile barocco. Il primo aprile 1631 il Doge si recò di persona per posare la pietra, attraversando il canale su di un ponte di barche per raggiungere il Patriarca che l’aspettava in una chiesa di legno eretta velocemente per l’occasione.

I lavori per l'edificazione furono intensissimi in maniera da consentire il primo pellegrinaggio per il 21 novembre, giorno consacrato al rinnovo del voto, lo stesso giorno in cui se festeggia nel calendario liturgico un episodio della vita della Madonna: la Presentazione al Tempio di Gerusalemme che da allora divenne anche il giorno della Festa della Madonna della Salute. Un'immensa processione sfilò, partendo da San Marco dove Claudio Monteverdi, in persona, diresse la messa solenne.

L'edificio era però previsto di dimensioni notevolissime e occorreva aspettare per vederlo compiuto. Il 29 dicembre 1656 furono celebrate le prime sacre officiature affidate ai Padre Somaschi. Il Senato oramai lo considerava il tempio nazionale. Nel 1670 giunse da Candia la celebre Madonna Orientale e nel 1681 la Madonna della Salute, dopo cinquant'anni di lavori fu ultimata. Un anno prima della morte di Baldassare Longhena.

Nel 1687 che il Patriarca Alvise Sagredo consacrò definitivamente a Dio la Madonna della Salute, tempio d'arte e di fede unico al mondo.

Un altro ringraziamento si è perpetuata nel tempo, quello verso la fedeltà dei Dalmati a Venezia: durante il lunghissimo isolamento patito dalla città Venezia, gli unici che rifornirono sempre la popolazione di cibo furono loro, un cibo particolare che avevano a portata di mano perché diffusissimo da loro, il montone castrato e conservato sotto sale che così divenne la pietanza di questa giornate e di cui la ricetta riporta di farla bollire per tre volte in tre giorni, un chiaro richiamo ai tre giorni della processione che salvo Venezia.

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